Open source: un tesoro inesplorato
Lo sviluppo tecnologico e informatico sono una costante dei nostri giorni; oggi quasi tutto passa attraverso i computer e i software, ed è importante che tutti ne conoscano le principali applicazioni per essere competitivi sul mercato del lavoro e per comunicare con gli altri.
In realtà, c’è un tesoro ancora quasi inesplorato dalle principali aziende, ossia l’open source, che invece è una realtà più che affermata all’estero e soprattutto competitiva con i software mainstream. Infatti, l’Italia figura 11esima nelle classifiche di sviluppo tecnologico di software liberi, e, pur non essendo un cattivo piazzamento, uno dei motivi di questa posizione è che invece di investire in ricerca – soprattutto a causa dei tagli selvaggi – di creare innovazione e valorizzare le iniziative, ci si lascia trasportare da ciò che c’è già e ci si accontenta di importare solo ciò che altri fanno. In Italia esiste, dal 2003, l’osservatorio sull’open source, col compito di indagare e rilevare i fenomeno riguardo la creazione e l’utilizzazione di software liberi, che potrebbero far risparmiare anche un miliardo. Senza contare che, dato che i software sono creati direttamente dagli utilizzatori e non da programmatori pagati per fare ciò che le aziende richiedono e necessitano secondo le logiche del profitto, i software open source si adattano perfettamente alle esigenze dei singoli. E un utente esperto può modificare continuamente e condividere con gli altri. Il risparmio e la semplicità di utilizzo si vedono anche nella possibilità di installare sul computer domestico gli stessi tools che si utilizzano anche sul posto di lavoro, senza sborsa cifre ingenti come avviene per i software a pagamento, contando sulla piena funzionalità delle applicazioni anche a casa e senza lo spettro delle licenze o la paura della pirateria informatica (che ricordiamolo, è reato; l’open source invece la combatte).
Nonostante le innovazioni, anche nella Pubblica Amministrazione, si fatica ancora a introdurre sistematicamente software liberi; un ritardo denunciato anche dall’Associazione Nazionale Informatici Pubblici e Aziendali. Tanto che in molti emigrano all’estero (Francia, Germania, Inghilterra o Danimarca) per studiare e applicare le loro innovazioni sui software e sui sistemi operativi “liberi”, come Debian.
Il risparmio di un miliardo di euro non è solo sulla carta, ma è provato: nella Provincia autonoma di Bolzano, in cinque anni di sperimentazione open source si sono risparmiati ben 2milioni e 300mila euro, semplicemente utilizzando una piattaforma linux nelle scuole.

