Un vigneto per un impianto fotovoltaico…
Dalla Puglia al Piemonte i terreni coltivati a pannelli solari vorrebbero diventare patrimonio dell’Unesco. Ma l’estensione del fotovoltaico riduce lo svliluppo agricolo? Questa la domanda, con i vari corollari, che si ci pone.
Il boom degli impianti fotovoltaici è iniziato cavalcando l’onda dei contributi pubblici . Gli imprenditori dall’occhio lungo hanno pensato in grande: con un impianto da un megawatt, tra incentivi e vendita dell’energia in rete, si guadagnano fra i 250 e i 400 mila euro l’anno.
Per farlo occorrono due ettari di terreno in quanto tetti e capannoni non bastano più. Da qui è arrivato l’allarme lanciato dal movimento «Stop al consumo del territorio», 18 mila sostenitori in Italia fra Comuni, associazioni e privati.
Alessandro Mortarino, referente nazionale del movimento, dà l’allarme: «Le richieste di autorizzazione per nuovi impianti fotovoltaici su terreni agricoli sono esplose perché dal prossimo anno saranno ridotti i contributi pubblici a disposizione e i grandi imprenditori si affrettano a installarli entro l’anno: avremo intere colline coltivate a pannelli».
Secondo la legge del 387 del 2003 le infrastrutture che producono energie alternative sono di pubblica utilità e urgenti. Così le richieste, negli uffici di Comuni e Province, si accavallano: a fine 2009 sono diventate il 123% in più dell’anno precedente, cinque volte in più di quelli installati nel 2007.

