Formazione per uscire dalla crisi
La crisi economica ha sconvolto molti equilibri che si credevano consolidati e indistruttibili. E la crisi ancora non è finita: ne stiamo subendo ancora le pesanti conseguenze non solo sul campo economico, ma anche su quello della cultura e della formazione. Anni di lotte hanno infatti aperto l’istruzione alle donne. Oggi, non sorprende che le donne siano più colte e preparate dei colleghi maschi; sorprende però il fatto che molti risvolti di carriera siano ancora esclusivo appannaggio degli uomini e non siano le donne a ricoprire incarichi di estremo rilievo.
Grossi passi avanti se ne sono fatti e di certo non sono terminati, ma non basta: l’Italia, in quanto investimenti in formazione, è un passo indietro al resto d’Europa e, purtroppo, i disinvestimenti nell’istruzione e nella formazione, i tagli all’università e la drastica riduzione di contributi alle scuole di certo non contribuisce a rendere il panorama futuro più roseo. È per questo che devono aumentare i finanziamenti, i contributi e la voglia di investire in formazione. Tra soli dieci anni, infatti, Cedefop (ossia il centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale) stima che il 37,1% di italiani avrà una qualificazione inferiore al resto dell’Europa dove la stima si aggira intorno al 19,5%, con il rischio di creare un gap, un divario, nelle ciance lavorative ed occupazionali all’estero.
Sempre per lo stesso anno, la commissione europea ha decretato che gli alunni di 15 anni di età, quindi ancora inseriti nella scuola media superiore, non dovranno esserci insufficienze in lettura e materie scientifiche superiori al 15% del totale degli iscritti. A supportare il raggiungimento degli obiettivi d’istruzione saranno sia la media dei voti scolastici che le prove Invalsi, incentrate su italiano, matematica e lingue. Inoltre, la commissione europea vorrebbe che la dispersione scolastica non fosse superiore al 10%, e che i diplomati fossero almeno il 40% della popolazione. Insomma, ai dati attuali significa che il 15% degli adulti dovrebbe tornare ad inserirsi in programmi di formazione se vuole, nel 2020, essere in linea con i dettami dell’Europa. E vale soprattutto per maschi che già ora hanno risultati scolastici inferiori alle colleghe donne.
La formazione servirà per ricollocarsi nel mercato del lavoro: si pensi a tutti i manager e impiegati che, durante la crisi, hanno perso il posto di lavoro dopo decenni di occupazione. Già oggi sono in aumento i lavori - e i lavoratori - così detti “della conoscenza”, i knowledge workers. E per stare al passo coi tempi, occorrono investimenti massici nella formazione. Soprattutto femminile.

