Sicilia: i rifiuti fruttano circa 70 milioni di euro annui
La denuncia parte da Antonello Cracolìci, capogruppo del Pd all’assemblea consiliare regionale. La cifra, di circa 7o milioni di euro, è l’ammontare dell’Iva del rodo sulla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti che la Regione incassa dai Comuni in rispondenza dell’Ato, l’Ambito territoriale ottimale di riferimento. Così il sistema di gestione dei rifiuti, pur con debiti per circa un miliardo di euro, diventa fonte di guadagno per la Regione.
La Sicilia, infatti, è l’unica regione d’Italia a riscuotere le tasse in maniera diretta. In questo modo il cittadino paga per un disservizio sull’orlo del commissariamento. Il capogruppo PD Cracolìci afferma che in tre anni, ovvero da quando sono operativi gli Ato, l’ente ha riscosso un ammontare di 210 milioni d’Iva. Durante il primo governo Lombardo, in occasione della ” legge di riordino del sistema dei rifiuti ” si era ipotizzato l’impiego dei fondi per un piano di rientro dei debiti degli Ato, dopo l’azzeramento della Giunta la proposta è naufragata. La nuova Giunta ha ora in serbo una proposta ex-novo che mira a ridimensionare il numero degli Ato da 27 a 9 con l’obiettivo di promuovere e incentiuvare la raccolta differenziata coadiuvata dalla costruzione di un paio di picocli termovalorizzatori. Una proposta meritevole, ma che deve scontrarsi con una situazione attuale in cui l’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque è stata costretta a commissariarne numerose fasce di territorio. Per risolvere la situazione deleteria la misura tampone dell’Assessore alla famiglia Caterina Chinaci ha erogato 21milioni agli Ato Messina 1, Messina 2, Catania 3 e Enna 1. Entro fine anno la giunta dovrebbe far passare provvedimenti strutturali volti ad impedire il collasso del sistema. Un sistema che nella sua precarietà ha dei punti di forza e di merito quali Termini Imeres. Sciacca e Caltagirone, da cui gli esperti consigliano di ripartire.

