Videogame didattici

videogiochiPer molti potrà sembrare una provocazione o un eccesso di entusiasmo per le tecnologie e le tecniche di insegnamento, per così dire, alternative. Per altri ancora – gli studenti – la possibilità di realizzare modalità di apprendimento del tutto speciale. Sì, perché insegnare e imparare tramite i videogame è davvero non convenzionale, ma è quello che propongono molti insegnanti.
Infatti, secondo uno studio denominato Game in Schools effettuato da European Schoolnet, su proposta dell’associazione che raccoglie gli editori europei di videogiochi (ISFE), è risultato che ben l’80% degli insegnanti vorrebbe in effetti conoscere quali sono le potenzialità formative di questi strumenti tecnologici. Ma non solo questo. Molti insegnanti – la ricerca sottolinea un 70% - poi, dichiarano di aver già utilizzato prodotti tecnologici innovativi, come i videogame, a fini pedagogici e formativi. Sia di quelli specifici ai fini didattici, che quelli invece normali e commerciali: quelli di puro intrattenimento quindi. E questo sopratutto per supportare insegnamenti complessi – che necessitano molto dell’apporto della tecnologia per essere correttamente ed efficacemente impartite e fatte capire – come le lingue straniere (si pensi all’importanza dell’inglese e all’apporto già naturale dato dai videogiochi in questo senso), la matematica, la geografia, la storia, ma anche la letteratura.
Gli insegnanti che hanno provato le nuove metodologie si ritengono assai soddisfatti. Essi, in particolare, ritengono che tali mezzi aumentano le motivazioni all’apprendimento dei ragazzi (ad affermare questo dato di incremento, è il 27% degli intervistati).
Un ulteriore dato che emerge, è quello che riguarda i ragazzi con difficoltà cognitive. I supporti multimediali e di intrattenimento, infatti, sono molto utili in questi casi, poiché facilitano l’apprendimento e la conoscenza, sviluppano il senso critico e la creatività.
Ma tutto questo è possibile in Italia, dove ci sono gli insegnanti più vecchi d’Europa? E si, è proprio quello che emerge da un recente sondaggio commissionato dall’OCSE. Ma se è vero che l’intrattenimento è trasversale, e giocare è bello ad ogni età, non c’è da preoccuparsene.

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