Draghi sulla necessità di investire in formazione
Il Governatore della banca d’Italia Mario Draghi, si è soffermato, come è naturale che sia, nuovamente sui problemi strutturali che penalizzano la crescita del nostro paese in termini di sviluppo economico e prima ancora di sviluppo sociale.
Vista la staticità dell’industria italiana, in termini produttivi, Mario Draghi da palazzo Koch in Roma ha lanciato l’invettiva contro un sistema di istruzione e formazione professionale poco efficiente e realistico. E lo fa riproponendo quello che è un binomia di facile discussione ma di difficile attuazione: cioè quello sviluppo e formazione. Rinnovamento, in questo contesto, è il termine chiave, dal quale far ripartire l’economia produttiva e l’inventiva imprenditoriale del nostro paese, invidiata in tutti gli altri paesi modernamente organizzati in quanto a creatività industriale e tecnologica, efficienza distributiva, welfare.
Per Draghi di deve quindi ripartire dalla scuola se si vuole dare un impulso significativo ai nostri dilemmi ed uscire definitivamente dalla crisi economica e occupazionale. Lo stesso Governatore, infatti, poco tempo fa aveva espresso forti perplessità per quanto riguarda la situazione occupazionale italiana, prospettando un tasso di inoccupazione pari al 10% raggiungibile in pochi anni, ipotesi che aveva attratto non poche critiche da parte degli enti istituzionali come lo stesso Governo, dubbioso sui numeri proposti dall’Istituto.
Ma su di un punto si è tutti concordi, l’autonomia della scuola, quindi, e la sua efficienza valutativa e pedagogica, infatti, sono l’unico strumento che la società moderna e complessa conosce per eliminare le disparità e disuguaglianze, e l’unico sui cui progettare una società del benessere reale.
Inutile dire quanto conti l’insegnamento delle materie scientifiche in tutta questa linea di pensiero, poiché il discorso contenente questo monito, Mario Draghi lo ha infatti pronunciato davanti ad una platea molto particolare, ovvero quella composta dai migliori studenti italiani di matematica ed informatica. È sulle materie scientifiche, quindi, che bisogna investire, e questo a partire da una reale riforma della scuola superiore, che punti sui saperi tecnici e scientifici come prerogativa di un nuovo modo di pensare al futuro.

